Com'è fatto
uno scafo in vetroresina
La vetroresina è un materiale composito: fibre di vetro annegate in una resina, poliestere o vinilestere, che indurendo le lega in un guscio unico. Le fibre danno la resistenza, la resina tiene insieme le fibre e dà la forma. Il risultato è uno scafo rigido, leggero per la sua robustezza e capace di durare nel tempo, se lo si tratta come si deve.
Uno scafo in vetroresina nasce dentro uno stampo, rovesciato. Per i NAVY gli stampi sono progettati da ingegneri italiani, con le forme della carena studiate per la tenuta in mare. Nello stampo si stende per primo il gelcoat, la pelle esterna; poi, strato dopo strato, la vetroresina. Sui NAVY la laminazione è fatta a mano o per infusione, a seconda del modello. Nella laminazione a mano ogni strato di fibra viene impregnato di resina e rullato a mano, fino a eliminare l'aria. Nell'infusione le fibre si stendono asciutte, lo stampo si chiude sotto un telo a vuoto e la resina viene richiamata dentro dal vuoto stesso, in modo uniforme.
Uno scafo non lavora allo stesso modo in ogni punto. Le zone più sollecitate, quelle che prendono i colpi dell'onda e reggono il motore, sui NAVY sono rinforzate con tessuti multiassiali o con anime di rinforzo, per avere più rigidità senza aggiungere peso. È questo che intendiamo quando scriviamo «spessori maggiorati»: la vetroresina messa dove serve, in più, non tolta per risparmiare.